Macchine Utensili
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Macchine Utensili: focus sul settore

Macchine utensili: come scegliere il mercato su cui esportare?

Il 2020 e questa prima parte del 2021 hanno rappresentato una sfida non da poco per tutti i produttori di Macchine Utensili.

 

Senza dubbio la pandemia ha inciso su ogni settore: com’era ovvio e prevedibile che fosse, anche sul commercio di macchine utensili. È quanto si evince dai dati, che evidenziano però un panorama tutt’altro che immobile e sicuramente non in total black.

Se infatti il divario tra 2019 e 2020 è palese, nei primi mesi del 2021 la tendenza sembra invertirsi e mostra una situazione in evoluzione. Cosa che, ovviamente, rende il panorama molto più complesso ma anche molto più interessante.

 

I numeri dell’export

Piccola, doverosa premessa. Di numeri, nell’ultimo anno, ne abbiamo visti fin troppi. Nella maggior parte dei casi, però, la disponibilità di dati non ci ha aiutati ad avere le idee più chiare. I numeri servono, sì, ma dati a cascata (senza nessun criterio selettivo) non hanno nessuna utilità.

Questo anche per quanto riguarda i dati relativi all’export. Le percentuali che mettono in luce il divario rispetto agli anni precedenti vanno quindi considerate obbligatoriamente cum grano salis. Il perché, lo vedremo dopo.

 

Ma veniamo ai dati: come è cambiato l’export italiano di macchine utensili con la pandemia? E quali sono i principali Paesi verso cui si è orientato?

 

Nel primo trimestre del 2021 ricominciano a crescere gli ordini di macchine utensili dei costruttori italiani. In particolare, l’UCIMU, segnala nei primi tre mesi dell’anno, un incremento del 48,6% rispetto allo stesso periodo del 2020.

 

L’incremento, al momento, risulta più significativo sul mercato italiano, in realtà anche grazie agli incentivi agli investimenti in nuove tecnologie di produzione previsti dal Piano Transizione 4.0

 

Sui mercati esteri, gli ordini sono cresciuti del 30,5% rispetto al periodo gennaio-marzo 2020.

È importante però fare dei distinguo perché mentre Cina e USA si segnalano per un’attività particolarmente dinamica, il vecchio Continente sembra un po’ in ritardo e mostra solamente adesso i primi segnali di forte ripresa.

 

Tutti dati che fanno ben sperare e che hanno trovato riscontro nell’incremento di ordini che molti produttori di macchine utensili stanno registrando in questi mesi. Il clima generale, attualmente, è di cauto ottimismo.

Non è però tutto oro quello che luccica, infatti questi dati sono confrontati con il 2020 anno in cui, nella prima parte gli ordinativi sono crollati.

Se prendiamo tuttavia come termine di confronto la cesura rappresentata dalla pandemia (e quindi la differenza tra il 2019 e i primi due mesi del 2021), i numeri mettono in evidenza una prevedibile battuta d’arresto. In questo senso, secondo i dati Istat, le esportazioni totali hanno segnato un 15,7% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019, per un valore totale di 366 milioni di euro.

 

Tra i Paesi verso cui si sono orientate le esportazioni, gli Stati Uniti sono stati il primo mercato di sbocco con 36,4 milioni; al secondo posto, la Germania, con 35,4 milioni (-19,2%) seguita a ruota dalla Cina (28,8 milioni) e poi (dopo la Francia) da due mercati in crescita: Polonia, e Russia.

Buone, le vendite in Messico (dove si è registrato un +57,9%) e – contrariamente a quanto si potrebbe desumere dalla Brexit in corso – nel Regno Unito (+130,4%).

 

Dietro alle quinte: cosa ci dicono davvero i dati

Alla luce della differenza tra il 2020 e gli esordi del 2021, come vanno considerati questi dati? E soprattutto, come devono/possono essere usati per mettere a fuoco una strategia reattiva che permetta a un’azienda produttrice di macchine utensili di far decollare nuovamente le proprie vendite?

 

Certo, le cifre in negativo del 2020 e la situazione non ancora risolta sul fronte pandemico invitano alla cautela.

Eppure, la situazione attuale mostra come le cose stiano già cambiando.

E come la portata negativa dei numeri del 2020 vada circoscritta. Punto primo: i dati ci dicono che nel 2020 c’è stata una riduzione delle vendite (aspetto incontestabile) ma non indicano necessariamente una linea di tendenza continuativa.

 

Quello che sappiamo è che, in corrispondenza con un evento esterno imprevedibile e di difficile gestione – la pandemia – si è registrata una riduzione marcata e diffusa delle vendite.

Secondo aspetto: è la natura stessa della pandemia a rendere questo calo più circoscrivibile rispetto a quello prospettato – per esempio – da una crisi economica. E gli sviluppi attuali lo dimostrano.

 

Nel caso di una crisi economica, il termine è molto meno prevedibile e più aleatorio rispetto a quello (incerto ma comunque più circoscrivibile) rappresentato da una pandemia.

Un aspetto che dovrebbe farci ben sperare. Last but not least, i dati ci dicono anche qualcos’altro: ci suggeriscono, cioè, quali sono i migliori Paesi su cui puntare.

 

Semplificando la panoramica, tra i mercati extraeuropei si evince la prevalenza degli Stati Uniti; tra i mercati europei, è invece evidente la preminenza della Germania che spesso e volentieri si attesta al secondo o terzo posto delle vendite mondiali.

 

Intorno a questi due poli, ruotano poi altri mercati emergenti (come la Cina, la Polonia o il Messico) che intervengono però in modo più circoscritto a determinati settori e meno prevedibile per quanto riguarda i possibili sviluppi.

Detto ciò, andiamo al nocciolo della questione: per un produttore di macchine utensili, sulla base di quali criteri è meglio scegliere il mercato su cui esportare?

 

Come scegliere il mercato “giusto”? Consigli preliminari

Domanda da un milione di dollari (ma anche di più). La scelta del mercato verso cui orientare l’esportazione delle proprie macchine utensili non può certo essere fatta a cuor leggero soprattutto perché rappresenta un investimento: in termini di tempo e anche di risorse.

 

Cosa che oggi, dopo il crollo dell’export innescato dalla pandemia, acquisisce un’importanza ancora maggiore. In questo senso, in effetti, i dati che abbiamo visto sopra possono tornarci utili perché rappresentano un monito.

 

È in questa prospettiva che vanno considerati un po’di consigli preliminari che possono evitare in prima battuta alcuni degli errori in cui è più facile cadere.

 

Innanzitutto, è importante lavorare sull’approccio preliminare ed evitare (cosa che fanno in molti) di scegliere di pancia.

 

La scelta del mercato giusto è una valutazione che va fatta di testa e con lucidità, lasciando da parte i fattori emotivi.

 

Soprattutto, è importante che sia una scelta “fondata” e basata su ragioni solide e dimostrabili: motivo per cui è sempre meglio prendere con le pinze le cosiddette voci e i consigli che ci arrivano per vie traverse.

Non nell’ottica di cestinarli a priori, ma con l’idea di soppesarli e analizzarli scientificamente, alla luce dei pro e dei contro.

Secondo consiglio preliminare: evitare di concentrarsi su più obiettivi (altro errore che fanno in molti). Scegliere un mercato è questione di mira e non si può mirare a due o più bersagli contemporaneamente. Si rischia, in questo caso, di mancare qualsiasi obiettivo e di sprecare risorse economiche.

 

Il punto non è rinunciare in toto all’idea di espandersi su più mercati, ma di andare per gradi, partendo dal mercato più vicino e più logicamente (e facilmente) abbordabile per passare poi ai successivi. Considerare i mercati più vicini è inoltre la scelta migliore anche nell’ottica di ottimizzare le risorse: la distanza è infatti un moltiplicatore di costi.

 

 

I principali criteri di valutazione

E ora, una volta evitati i principali errori preliminari, vediamo quali altri aspetti devono essere obbligatoriamente tenuti in considerazione. Un buon punto di partenza consiste nel prendere in considerazione il contesto in cui andremo a inserirci.

 

Non si può scegliere un mercato senza sapere come si inserisce quel mercato nel contesto dell’export di macchine utensili in generale e – più nello specifico – nella media dell’export italiano.

Due valutazioni che è possibile fare, numeri alla mano, alla luce dei dati Istat.

 

Più nello specifico, in questo senso può esserci d’aiuto la sezione  COEWEB un sistema informativo espressamente dedicato alle statistiche del commercio con l’estero (aggiornate mensilmente) che offrono una panoramica approfondita sui flussi commerciali dell’Italia con il resto del mondo.

Questi primi due criteri selettivi possono aiutarci a operare una scrematura preliminare e a ridurre sensibilmente il campo delle possibilità.

Su queste basi, potremo poi compiere un’ulteriore selezione basata su altri criteri che ci aiuteranno a restringere ulteriormente campo. Va infatti presa in considerazione la presenza o meno di dazi doganali, valutando quanto questi potranno incidere sui costi (eh sì, “vendere costa” come non mi stanco mai di ripetere).

 

Bisogna tenere conto della posizione geografica e della raggiungibilità del mercato di destinazione: un aspetto che a volte viene sottovalutato, complice l’affermarsi dell’online come alternativa all’offline. Il potenziamento della comunicazione online, che sicuramente ha visto una forte impennata con la pandemia, è un dato di fatto.

 

Tuttavia, paradossalmente, il suo incremento non solo non esclude il valore dell’offline ma lo potenzia. Poter incontrare il cliente dal vivo rappresenterà sempre di più un valore aggiunto e in questo senso la posizione geografica di un Paese e la sua raggiungibilità giocano un ruolo cruciale.

 

Anche la stabilità politico-economica del mercato scelto ha un’importanza di primo piano perché eventuali colpi di scena potrebbero mandare all’aria bruscamente tutti i tuoi piani.

 

Altro elemento da considerare è la messa a fuoco della concorrenza italiana con cui ti troveresti a interagire: chi sarebbero i tuoi potenziali competitor? Qual è il loro grado di radicamento sul territorio? Hai o potresti sviluppare gli strumenti necessari per affrontarli da pari a pari?

In questa prospettiva – nell’ottica, cioè, di dotarti di tutti i mezzi necessari – come è messa la tua azienda sul piano della comunicazione? Hai le risorse necessarie per presentarti al meglio? Disponi di un professionista capace di parlare la lingua dei tuoi potenziali interlocutori?

 

Ho riportato in modo molto sintetico (e senza nessuna pretesa di essere esaustivo) i principali elementi utili a scegliere il mercato di esportazione migliore per un’azienda produttrice di macchine utensili.

 

Ognuno di questi aspetti è in realtà solo la punta dell’iceberg di una rete di valutazioni che vanno affrontate in modo scientifico e soprattutto sulla base di un metodo che renda ogni risultato analizzabile e valutabile secondo criteri certi. Nel mondo dell’export, la fortuna conta poco.

O meglio: la fortuna si costruisce ed è alla portata di chiunque la ricerchi con i giusti strumenti.

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Francesco

 

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L’importanza dei tempi giusti nell’export

L’importanza dei tempi giusti nell’export (e non solo)

 

Quando si parla di export, è fondamentale parlare anche di quelli che sono i tempi giusti. Quali sono e come è possibile stabilirli?

 

 

I tempi dell’export e i tempi del calcio 

 

“Quando potrò ottenere i primi risultati?” Domanda chiave. Chi si occupa di export sa bene di cosa parlo. Quando un’azienda si affida a un professionista per aprirsi su nuovi mercati, una domanda del genere è più che legittima. Personalmente, me l’hanno posta in molti e proprio questo mi ha spinto a riflettere sul tema dei tempi giusti.

 

Ci ho pensato anche ultimamente, quando mi è capitato sott’occhio un post della pagina facebook “Calcio totale”.

Te lo riporto quasi integralmente: “Prima di arrivare al Liverpool ho avuto una riunione con la società. Ho preteso da loro di non essere cacciato anche se non avessi vinto nulla per i primi 2 anni. Non è una questione di contratti, oppure di pretese. Semplicemente penso che ad un mister debba essere dato il tempo di creare la giusta alchimia tra la squadra, l’allenatore, il club e i tifosi. Solo così si può vincere, e non può essere fatto in un anno o due. Ci vuole tempo. Può anche capitare che si vinca al primo anno, ma non è la vittoria del mister. Vedo club che cacciano gli allenatori dopo un anno o addirittura dopo 3/4 mesi. Tutto questo è assurdo. Nessuno ha la bacchetta magica. Io ci ho messo 4 anni per vincere, e 3 anni per far capire il mio concetto di calcio e le mie idee. I miei giocatori per me ora danno tutto, e sono entrati loro nella mia testa e io nella loro. Siamo un uomo solo.”

Chi parla è Jurgen Klopp allenatore del Liverpool: se vuoi sapere chi è puoi leggere questo articolo su Repubblica, Jürgen Klopp: il trionfo di un genio normale .

 

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Jurgen Klopp (fonte articolo Corriere.it https://www.corriere.it/sport/19_maggio_08/jurgen-klopp-cuore-ferocia-risate-segreti-dell-allenatore-che-ha-riportato-alto-liverpool-41695b7a-7164-11e9-a32a-79dc5e5aff8e.shtml)

 

Ecco, ti confesso che non appena ho letto queste parole ho capito che l’export e il calcio in fondo hanno qualcosa in comune.

Questione di tempi. Anzi, di tempi giusti

Ma cosa c’entra il calcio con l’export? (puoi anche leggere il mio articolo sul marketing e il tennis  Un’inaspettata lezione di marketing e di vendita)

 

Questione di tempi. Come dicevo, spesso i clienti mi chiedono quanti mesi ci vogliono per ottenere i primi risultati e sbarcare su un nuovo mercato. Una domanda ricorrente nel settore export. Sono molti, i consulenti che se la giocano promettendo tempi record. Tanti ti prometteranno mari e monti, garantendoti che conquisterai un nuovo mercato nel giro di pochi mesi. Cosa che, in realtà, dovrebbe farti capire subito che ti trovi davanti a un venditore di aria fritta. Almeno nella maggior parte dei casi.

 

Sono molti, i motivi per cui – quando si parla di export – i tempi non possono essere così brevi. Mi riferisco a ragioni di tipo pratico e a motivi strutturali. Se un consulente ti propone tempi fulminei, le possibilità sono due. Nel primo caso, la promessa di tempi risicati è un puro e semplice specchietto per le allodole.

Nel secondo caso, il tuo interlocutore ti dirà che ha già un nutrito portafoglio clienti. Questo, però, non è quasi mai vero.

Un portafoglio clienti (che siano realmente ad hoc per l’azienda), non è come i “Quattro salti in padella”. Non può essere già pronto: va costruito strada facendo. Nella maggior parte dei casi, poi, non si tratta di clienti ma di semplici contatti.

E oggi, con internet, ci vuole poco a scaricare una serie di nominativi che in sé non vogliono dire nulla. Insomma, anche solo per ottenere un reale portafoglio clienti, ci vuole tempo. Quanto? Né poco né tanto: più che tempo in astratto, infatti, ci vogliono tempi giusti.

 

Le cose ben fatte hanno sempre dei tempi strutturali che vanno rispettati. Ci vogliono nove mesi perché il corpo di un neonato si formi. Fare il pane, richiede dei tempi di lievitazione che non possono essere scavalcati.

Se non costruisci una casa partendo dalle fondamenta, il tuo edificio crollerà.

 

Per l’export, vale semplicemente la stessa regola. Sbarcare su un mercato estero è un processo che richiede un tempo “giusto”. La domanda giusta da porre e chi si occupa di export, quindi, non è “quando” ma “come e con quale metodo pensi di portarmi a casa i primi risultati?”.

 

La serietà del tuo interlocutore si giocherà in parte proprio su questa risposta.

 

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Decalogo Vendere in Germania -4

Il Decalogo per Vendere in Germania – Parte Quarta

 

Punto numero nove:

se ci sottopongono un contratto di decine di pagine non sottovalutarlo: può essere molto pericoloso. Loro tendono a mettersi a riparo da ogni rischio. Fallo leggere al tuo avvocato. Di solito questo capita quando si lavora con aziende molto grandi, non solo in Germania. Ti rifilano contratti di decine di pagine scritte in tedesco, in inglese se ti va bene, che parlano di prodotti generici. In realtà sono regole capestro che possono essere molto pericolose.

Non farti ingolosire dalla voglia di firmare il contratto che hai lì sotto, ma prenditi il tempo necessario per leggere e in caso falle vedere dal tuo avvocato.

 

Punto numero dieci:

non discutere le loro procedure. È tempo perso. Rispettale e basta. Il sistema economico e la società tedesca sono basati sulle procedure. Anche se a noi italiani sembrano un po’ rigide e un po’ ingessate, in realtà allo stesso tempo sono il loro punto di forza; non puoi cambiarle e tantomeno discuterle. Rispettale e farai affari e prospererai insieme a loro.

Se hai deciso di vendere in Germania, segui questi punti e avrai già un’enorme vantaggio rispetto a tantissime aziende che commettono questi errori fondamentali.

 

 

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Decalogo Vendere in Germania – 3

Il Decalogo per Vendere in Germania – Parte Terza

 

Punto numero sette:

la tua officina, il tuo ufficio o il tuo laboratorio devono essere sempre puliti e in ordine: questo punto viene spesso sottovalutato. Ho fatto leggere alla mia compagna il decalogo e mi è ha detto: “Sì, Sì, molto bello tranne il punto dell’officina che è pulita”. E invece no.

Quante volte mi hanno detto i tedeschi di essere così soddisfatti di aver trovato un’officina pulita ed in ordine. È il loro primo metro di valutazione; se non sei in grado di tenere il luogo di produzione pulito e in ordine, come può il prodotto essere buono e valido? Attenzione, che questo vale anche per quei luoghi di produzione che per natura tendono a essere più sporchi di altri, come può essere la fonderia, la pulitura metalli e così via.

Punto numero otto:

ai tedeschi non piacciono le sorprese. Amano che tutto si svolga secondo i piani e quindi cerca di assecondare questo loro aspetto. Cerca di attenerti a quelli che sono gli accordi con il cliente, senza inventarti varianti fantasiose che in Germania non vengono apprezzate. Ad esempio se nell’accordo è definito un certo tipo di imballaggio, non cambiarlo solo perché un altro ti sembra migliore. Attieniti a quello che è definito nell’accordo.

 

 

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Decalogo Vendere in Germania – 2

Il Decalogo per Vendere in Germania – Parte Seconda

 

Punto numero tre:

rispetta sempre le scadenze e non promettere ciò che non puoi mantenere. Sembra scontato ma non lo è. Purtroppo è un’abitudine di alcune aziende italiane promettere per esempio tempi di consegna che poi non possono rispettare.

 

Ora, se in Italia questa cosa viene talvolta tollerata e si chiude un occhio, in Germania è considerato una mancanza molto grave e può pregiudicare la continuazione del rapporto di lavoro.

Punto numero quattro:

quando fai un’offerta stai attento che contenga tutte le condizioni commerciali. Una cosa che noto spesso nelle aziende, sono le offerte commerciali non corrette, in quanto mancano i termini minimi di un’offerta come il pagamento o la consegna. Questo oltre a essere molto pericoloso in caso di contenzioso, ci squalifica anche agli occhi, davanti agli occhi del cliente tedesco che le vede come non conformi e approssimative.

Punto numero cinque:

manda sempre al cliente la conferma d’ordine con le condizioni di vendita complete. Anche qui vale lo tesso che per l’offerta. Addirittura in Italia ho notato che alcune aziende non la fanno nemmeno. Quando ricevi un ordine del cliente manda sempre la conferma per iscritto con le condizioni commerciali di vendita complete.

Punto numero sei:

se qualcosa, anche piccolo, non è conforme all’ordine avvisa subito il cliente. Quando lavori e soprattutto quando produci, può capitare che qualcosa non vada per il verso giusto, anche se si è fatto di tutto per ridurre al minimo gli errori. Quando questo capita, anche se lo consideri una mancanza, avvisa subito il cliente e spiegagli che cosa è successo. Lo apprezzerà moltissimo e lo considererà come un segno di serietà.

 

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Decalogo Vendere in Germania – 1

Il Decalogo per vendere in Germania – Parte Prima 

Già nel 2004 lottavo ogni giorno per aiutare le piccole medio imprese di Brescia e provincia a esportare i loro prodotti in Germania, vendere e creare nuovi mercati era molto difficile. Le vendite infatti non andavano bene ed i clienti non erano soddisfatti. Però non era tutta colpa mia, infatti in molte di queste aziende c’erano degli errori, delle cose che non funzionavano, che rendevano vendere in Germania quasi impossibile.

Così ho deciso di fare una lista delle cose minime indispensabili che secondo la mia esperienza un’azienda deve fare e avere per approcciarsi sul mercato tedesco e le cose sono andate subito meglio, quindi, evitando degli errori di base e concentrandosi sulla vendita vera e propria. Ripeto non significa che sono rispetti avrai sicuramente successo in Germania, significa solo che non lo rispetti difficilmente avrai un’esperienza commerciale positiva in Germania.

Ecco quindi il decalogo minimo necessario, come l’ho ironicamente definito. Vediamolo nel dettaglio.

Il primo punto è:

devi avere un sito web e che sia possibilmente in inglese, caldamente consigliato in lingua tedesca. Sembra impossibile ma alcune aziende non hanno nemmeno il sito web o ce l’hanno talmente scadente che è come non averlo. Io consiglio caldamente di farlo anche nella versione tedesca; i tedeschi come tutti i popoli si sentono più rassicurati a leggere nella loro lingua madre. Non usare Google traduttore ma fallo tradurre e traduttori professionisti.

Punto numero due:

devi avere un catalogo o una brochure in lingua tedesca. Molti mi dicono: “Ah sì, ma ho già il sito internet non serve”. Non è vero, non è che per il catalogo vendi ma se i clienti ti chiedono il catalogo non puoi non averlo e deve essere in tedesco e tradotto correttamente.

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La crisi dell’ottobre 2008

La crisi dell’ottobre 2008

Nelle mente degli imprenditori l’ottobre del 2008 è il mese che segna l’inizio di un grande incubo. Le tv, i giornali, la radio, tutti annunciano l’inizio di un evento funesto ed enorme: il crollo dei mercati finanziari mondiali e l’inizio della grande crisi.

La maggior parte degli imprenditori era privo di una vera e propria strategia commerciale e le possibilità di vendere i loro prodotti all’estero erano ridotte al lumicino. Qualcuno è rimasto a galla, qualcun’altro è affondato, gli unici che sono sopravvissuti sono quelli che avevano una strategia commerciale ben precisa.

Oggi le cose sono molto migliorate, anche se siamo molto lontani dagli sfarzi di un tempo. Però parliamoci chiaro, ancora oggi gli imprenditori italiani sono in grado di realizzare prodotti invidiabili. Se il tuo intento è quello di esportare i tuoi prodotti all’esteri devi fare molta attenzione; non affidarti a export manager improvvisati. Il mercato tedesco è pieno di regole e procedure ben precise e i tedeschi amano rispettarle.

Quindi se vuoi entrare nel mercato tedesco con i tuoi prodotti e vuoi affidarti a chi conosce da decenni il mercato tedesco, richiedi subito il kit “Vendere in Germania” cliccando sul link qua sotto.

Auf Wiedersehen

 

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Come nasce Vendere in Germania

Come nasce “Vendere in Germania”

Ciao e Benvenuto. Se sei qui è perché hai deciso di vendere i tuoi prodotti in Germania affidandoti a qualcuno che conosce, nel dettaglio, i contratti e le usanze dei tedeschi quando vogliono chiudere affari con aziende italiane.

Tutto nasce nel lontano 2004, quando lavoravo come dipendente per un’azienda nel ruolo di Export Manager. In breve, cos’è un Export Manager? È colui che aiuta le aziende a vendere i loro prodotti all’estero.

In realtà, dopo migliaia di chilometri in auto per le valli bresciane e decine di clienti visitati a settimana, mi sentivo più in rappresentante che un Export Manager. Un giorno uscito dall’ennesimo cliente insoddisfatto, ho deciso che l’unico modo di risolvere la situazione era di mettermi in proprio.

Così sono tornato in ufficio, ho presentato le dimissioni e mi sono messo a disposizione delle aziende bresciane, creando un servizio che prima non esisteva. Ho creato una lista di contatti profilati di alto livello in Germania, divisi per categorie merceologiche; ho studiato a fondo i contratti, la documentazione da usare nei contatti, le usanze tipiche dei tedeschi mentre fanno affari in Italia; ho approfondito la conoscenza della lingua tedesca mia e dei miei collaboratori, anche in ambito tecnico; ho creato un sistema per aiutare a vendere più velocemente possibile i tuoi prodotti all’estero.

Forse non lo sai ma l’80% dei prodotti bresciani venduti all’estero è destinato al mercato tedesco.

Ora hai due possibilità: affidarti ad aziende che ti promettono di vendere i tuoi prodotti nei più remoti angoli del globo, facendoti letteralmente buttare soldi dalla finestra, raccontandoti di fantomatici mercati in espansione, oppure, affidarti ad un partner che conosce nel dettaglio il mercato tedesco; con una lista di contatti interessati e profilati al millimetro; con un sistema passo passo che ti aiuterà a vendere i tuoi prodotti all’estero.

Se hai optato per la prima possibilità non mi resta altro che augurarti buona fortuna. Se opti per la seconda clicca subito il link qua sotto. Tranquillo, non ti voglio chiedere dei soldi, anzi, voglio farti un regalo che potrai scoprire cliccando sul link. Continua a seguirmi sulla pagina Facebook e sul sito vendereingermania.it.

 

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Nasce "Vendere in Germania"

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  • Il CD Rom con i file dei documenti di cui sopra
  • Il Report “I 5 errori da non fare se vuoi vendere in Germania”
  • Il caso studio “I fiori di cristallo”
  • “I 5 miti da sfatare sulla vendita in Germania”
  • Un report sullo stato del mercato in Italia
  • Il Report “La meccanica in Germania

 

 

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A presto

 

Francesco

 

vendereingermania.it

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Crisi in Germania
Articoli

Crisi in Germania?

Crisi in Germania? Io non credo!

Prosegue il mio viaggio di formazione e approfondimento della meccanica in Germania. Dopo la giornata di formazione di ieri passata presso l’accademia di meccanica e robotica oggi ho visitato un’azienda. Un’azienda nel settore dello stampaggio a freddo e delle lavorazioni meccaniche.

Si tratta di un’azienda piuttosto grande, anzi fa parte di un gruppo piuttosto grande, sono circa 1500 dipendenti ed erano alla ricerca di modi di produzione innovativi.

L’incontro è andato piuttosto bene e nonostante il periodo che si dice di crisi in Germania, queste aziende continuano a investire e ci sono ottime potenzialità che intraprenda un rapporto di collaborazione con un delle aziende italiane che sto seguendo.

È interessante capire anche quali sono le motivazioni che spingono queste aziende a cercare collaborazioni con altre aziende e in particolare con aziende italiane.

È importante capire quali sono i punti che interessano: quindi la professionalità, il rispetto dei tempi di consegna, il fatto di aver un service e un’assistenza in Germania, un partner che parli lingua tedesca e conosca il settore della meccanica.

 

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